Serious game for health

Un giardino segreto per giocare alla prevenzione

La prevenzione non è un gioco. Ma i serious game si dimostrano efficaci per stimolare interesse e attenzione sull’importanza dei vaccini. Il caso Land of Secret Gardens per l’Hpv.

Riuscire ad attirare l’attenzione dei preadolescenti e dei loro genitori sull’importanza della prevenzione dalle infezioni a carico dell’appartato genitale, come quella da Hpv (Herpes papilloma virus) la più diffusa negli Usa tra quelle a trasmissione sessuale, attraverso un vaccino.

Questo è l’obiettivo del progetto Land of Secret Gardens, che si è concretizzato negli Usa con la realizzazione di un serious game capace di ingaggiare ragazzi e ragazze di 11-12 anni a imparare l’importanza si tutelare la propria salute e di rivolgersi con fiducia ai propri genitori anche per affrontare tematiche difficili come quelle della salute genitale.

Come pubblicato su Games for Health Journal dal gruppo di ricercatori americani che hanno realizzato questo progetto, l’utilizzo di uno strumento educativo alternativo ai tradizionali mezzi di comunicazione e informazione sulla salute è riuscito nell’intento di sensibilizzare la coscienza di ragazzi e adulti sull’opportunità di servirsi di uno strumento di prevenzione semplice quanto efficace come il vaccino.

La metafora del prendersi cura del proprio giardino segreto

Affrontare argomenti che riguardano la sfera genitale presenta sempre molte difficoltà. Soprattutto se gli interlocutori sono giovani e se interviene anche la possibilità di doversi confrontare con il mondo degli adulti e dei genitori.

Per riuscire a superare questi ostacoli i ricercatori hanno pensato di realizzare un serious game sulla base delle indicazioni emerse da focus group realizzati proprio sui fruitori di questo strumento.

Si è così scelto di progettare il gioco in modo da renderlo mediamente sfidante per il giocatore, ma allo stesso tempo coinvolgente per i preadolescenti attraverso un sistema di obiettivi da raggiungere e ricompense. Un approccio che permette anche di rendere il gioco iterativo e quindi ripercorribile più volte dal giocatore, che può essere esposto ripetutamente ai messaggi restituiti dal sistema.

Messaggi che vengono proposti al player attraverso il modello del Health Belief, che nel caso dell’Hpv prevede la considerazione della propria suscettibilità all’infezione, la presa di coscienza della gravità delle patologie ad essa conseguenti (verruche e tumori orali e genitali) e, viceversa, dei benefici derivanti dalla vaccinazione.

Nella realtà, questi concetti e modi di ragionare sono stati veicolati utilizzando la metafora del prendersi cura del proprio giardino segreto (da qui il nome del gioco, Land of Secret Gardens).

Il giardino è il proprio corpo. I semi e le piante che crescono rappresentano il suo sviluppo. Riuscire a rendere rigogliosi fiori e piante, evitando gli attacchi dei parassiti è metafora del prevenire l’insorgere di malattie. E così attraverso mini-giochi che veicolano messaggi di tutela della salute il giocatore guadagna dei gettoni che gli permettono di comprare tutto il necessario per proteggere le proprie aiuole. Tanti scudi protettivi – il vaccino – che tuteleranno le piantine – la salute – permettendogli di diventare grandi. I preadolescenti comprendono quindi l’importanza di crescere e di raggiungere senza malattie l’età adulta grazie alla protezione offerta proprio dal vaccino.

L’importanza di team multidiscipliari

Questo serious game, evidenziano gli esperti, si basa anche sulla teoria dell’auto-determinazione che enfatizza l’autonomia e la competenza del giocatore a prendere le decisioni (giuste) per la propria salute.

Una teoria che, insieme al modello Health Belief, è stato possibile trasferire nelle logiche di gioco solamente in virtù della multidisciplinarietà del team che ha realizzato Land of Secret Gardens. Per la buona riuscita di questo progetto, infatti, sono state messe a sistema le competenze specialistiche di differenti professionisti: da psicologi clinici esperti in pediatria, a specialisti della comunicazione della salute pubblica a medici pediatri.

I numeri del vaccino anti Hpv in Italia

L’Hpv rappresenta un elemento di attenzione per la salute, anche in Italia.

Nel nostro Paese il trend della copertura vaccinale anti-Hpv continua ad essere negativo. Stando a quanto pubblicato sul sito dell’Istituto superiore di sanità (Iss) aggiornato al 31 dicembre 2017 (coorte 2005) al 64,3 per cento delle ragazze viene somministrata la prima dose di vaccino e solo al 49,9 per cento il ciclo completo. Nel 2016 le rilevazioni indicavano 65 e 53,1 per cento e nel 2015 66,6  56,2 per cento.

A macchia di leopardo si presenta la somministrazione del vaccino a livello territoriale: dal 60,7 per cento i Campania al 91 in Sardegna per la prima dose e dal 56,2 per cento all’87,6 per il ciclo completo rispettivamente.

Numeri che indicano come la copertura vaccinale femminile contro l’Hpv sia inferiore alla soglia ottimale (95 per cento per le ragazze e graduale del 60% per il 2017, fino al 95% nel 2019 per i ragazzi) prevista dal Piano nazionale di prevenzione vaccinale 2017-2019.

Un quadro che si manifesta non per problemi di accesso a questo strumento di prevenzione primaria – Iss ricorda che la vaccinazione anti-Hpv è offerta gratuitamente e attivamente alle femmine nel corso del dodicesimo anno di vita in tutte le Regioni e Province Autonome italiane dal 2007/2008, e che alcune Regioni hanno esteso l’offerta ad altre fasce di età e diverse Regioni hanno avviato l’offerta attiva della vaccinazione anche per i maschi nel dodicesimo anno di vita – ma per ragioni socio-culturali, che rischiano di far percepire solo relativamente l’utilità di prevenire un’infezione pericolosa, associata a verruche genitali e tumori a livello orale e genitale.

Che l’introduzione di serious game che sensibilizzino la popolazione preadolescenziale sulla grande opportunità offerta dal vaccino anti-Hpv possa servire anche da noi?

Più in generale, potrebbe un serious game essere utile per veicolare il messaggio dell’enorme utilità di vaccinarsi anche contro altre infezioni, da quelle meno gravi ma più comuni come il virus influenzale a quelle più serie come il menigococco?

Forse, ai tempi del Coronavirus potrebbe darsi di sì.